Il Cloud Ibrido – il nuovo super potere dell' IT Implementer


Oggi pubblico un articolo che reputo personalmente all’avanguardia, non solo tecnologicamente ma soprattutto strategicamente. Luca Deriu ci illustra il suo punto di vista (assolutamente condiviso) a proposito delle opportunità personali e professionali che l’Hybrid Cloud porta con sé. Dopo una piccola presentazione di Luca, segue l’articolo.

Buona lettura!

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Porto ai miei clienti la visione di un mercato in continua evoluzione, supportandoli al meglio con soluzioni spesso innovative a garanzia del risultato.

Sono un forte appassionato del mondo dell'Information Technology, in particolare dello sviluppo software con metodologie Agile e del Cloud Computing.

Lavoro con orgoglio in Vivido, il primo Cloud System Integrator italiano.

Twitter: @lderiu86

LinkedIn: http://it.linkedin.com/in/lderiu

E' un dato di fatto,

ogni giorno che passa si parla sempre di più di Cloud e finalmente abbiamo ormai passato la fase "in Cloud le informazioni sono aperte e accessibili a chiunque".

Perché tutti noi, almeno una volta nella vita sentendo la parola Cloud, abbiamo avuto la stessa sensazione di essere "senza veli" davanti ad una platea di persone con la reflex in mano pronta a scattare.

Oggi si volta pagina e grazie al lavoro di condivisione dell'informazione da parte di Microsoft e degli altri player,  sulla nuvola ci sentiamo finalmente sereni e sicuri.

Il capitolo di oggi però riguarda l'ultimo ostacolo che percepisco e che riscontro spesso quando parlo di Azure e di Cloud Ibrido agli IT Implementer delle aziende:

Il Cloud viene percepito come la novità che sottrae importanza al reparto informatico della azienda.

Passata la fase delle reflex siamo giunti quindi a vedere questa tecnologia come il "terminator" che farà fuori il personale tecnico informatico.

Da appassionato alla tecnologia devo ammettere che, quando ho incontrato questo ostacolo per la prima volta, ero rimasto un po' sorpreso. Riflettendoci però sono riuscito a capirne e a comprenderne la natura.

La sintetizzo in tre parole chiave:

· ESTERNO: Il Cloud viene associato a qualcosa che va al di fuori dei muri della azienda in cui si lavora e quindi fuori dal tuo controllo.

· AUTONOMO: Il Cloud è visto come entità autonoma e indipendente. "Và da se!", non c'è bisogno della tua competenza.

· STABILE: Il Cloud non si rompe mai. Non si presenterà più il momento di emergenza in cui ci sarà bisogno di te

Detto questo, passo immediatamente a condividerti la mia considerazione sul Hybrid Cloud in azienda e come di fatto si trasforma questa minaccia in una grande opportunità per te.

Devi sapere che nei reparti IT di tutte le aziende che ho incontrato nel mio percorso c'è sempre stata una bella dose di stress data dalla quotidianità lavorativa. Per natura, chi fa parte dell'IT deve far girare bene un sistema complesso che per definizione è molto delicato e soggetto a problematiche non previste.

A questo scenario ci aggiungiamo il fatto che quasi mai viene percepito il reale valore del reparto informatico. La tendenza è quella di dare per scontato il corretto funzionamento della posta, del gestionale e di tutti gli altri servizi che magicamente funzionano all'accensione del PC.

Dietro a tutto questo esiste però una visione strategica ed un duro lavoro: il tuo!

Con l'entrata in scena di Microsoft Azure e del Cloud Ibridohai però la possibilità di migliorare la qualità del tuo lavoro apportando al tempo stesso un maggior benessere nel lavoro di tutti i giorni.

In che modo?

Rispondo a questa domanda riallacciandomi alle tre parole chiave:

ESTERNO

Prenditi un momento per riflettere sullo storico degli interventi che hai svolto, che non erano previsti e che hanno rappresentato per te un problema.

Con grande probabilità c'è un legame con l'hardware del CED della tua azienda che ha creato qualche problema. L'hardware si sa, per quanto ci piaccia si usura e – puntualmente – nel momento meno opportuno ci crea problemi.

E' vero che il Cloud è esterno alla tua azienda ma questa caratteristica ti permette di sgravarti dall'attenzione che dedichi al pezzo di ferro (l'hardware) piuttosto che alla pianificazione delle attività più importanti (quelle per cui rappresenti veramente un elemento importante per la tua azienda e su cui puoi dare valore aggiunto alla tua figura).

Approccia il Cloud Ibrido iniziando ad adottare il Cloud per tutti i servizi che troverai più facile da spostare all'esterno (ad esempio la posta elettronica). Ogni servizio che avrai spostato avrà una caratteristica importante: non è vincolato alla tua attenzione di monitoraggio e riparazione hardware!

AUTONOMO

Per quanto Microsoft Azuresia una tecnologia altamente evoluta e all'avanguardia non possiamo affermare che possa funzionare  (e funzionare bene) senza le tue competenze di tecnico esperto.

Il giusto modo con cui vedere Azureè in modalità Self-service in cui sei tu il padrone ed il gestore delle risorse di cui hai bisogno e che richiedi.

Un punto a favore dell'adozione del Cloud è sicuramente la semplicità con cui puoi scalare le risorse di cui hai bisogno per far funzionare bene le cose. Essendo semplice è anche molto meno impegnativo (in termini di costi e di investimento) che acquistare nuovamente dell'hardware da inserire nel tuo CED.

Iniziare ad adottare Azure per i servizi della tua azienda ti farà quindi risparmiare sul tempo che dedichi all'hardware presente nella tua sala server ed avrai così più tempo da dedicare alle attività di più spessore. Parallelamente, non dovrai richiedere più investimenti alla tua azienda per espandere la sala macchine al crescere delle esigenze aziendali, ma ti basterà aumentare le risorse in Cloud che daranno luogo solo ad un costo proporzionalmente più alto della tua sottoscrizione Azure.

STABILE

Il Cloud non si rompe mai, è vero. Un grande vantaggio di avere un servizio della tua azienda in Cloud è che non avrai blocchi legati al pezzo fisico.

La stabilità delle tue macchine però sai bene che non è legata solo all'hardware bensì alla gestione che viene fatta.

Questo per dirti che la stabilità è ancora una volta un risultato raggiunto dal tuo lavoro e non sarà scontato.

Come tutto questo non sottrae importanza alla mia figura in azienda?

Per riassumere, quello che accompagna l'adozione del Cloud è un cambio di profilo delle figure esperte che si trovano nelle aziende, togliendo di fatto la parte "sporca" del lavoro, quella che genera più tensione e che difficilmente crea soddisfazione, offrendo così la possibilità di concentrare la propria competenza in tutte le attività che portano maggior qualità al proprio lavoro.

Quindi come recita una famosa pubblicità: "La potenza è nulla senza il controllo".

Avvicinarsi al mondo di Azure è molto semplice, online esiste gratuitamente tutta la documentazione e video-documentazione a più livelli che ti permettono di comprendere a fondo questa tecnologia e le sue potenzialità. Parlo di Microsoft Virtual Academy, Channel9 o il sito ufficiale di Microsoft Azure.

Pensa che Italia si è formata una community molto attiva sulla tecnologia Microsoft Azure che prende il nome di Azure Community.

Comments (20)

  1. Marco Fallanti says:

    Sono certo che le soluzioni cloud sarebbero ideali, e saranno sempre più diffuse in futuro. Dico in futuro perché credo, e chiedo a voi conferma o meno, che, purtroppo, nel nostro paese, per la tipologia di aziende più diffuse classificabili in medio-piccole
    con meno di una decina di utenti, i costi della connettività disponibile, per avere prestazioni sufficienti e ridondate, siano ancora inavvicinabili, e questo fa propendere la scelte ancora per una tipologia di servizi locali.

  2. Alessandro Bressan says:

    Sono d’accordo con Marco Fallanti; abbiamo ancora aziende servite da adsl a 640k, nemmeno sufficienti a scaricare la posta in maniera decente.

  3. Davide La Mantia says:

    Io sono in totale disaccordo, i costi di connessione anche per una azienda piccolissima sono irrisori. Addirittura una connessione casalinga è più che sufficiente a gestire il cloud senza alcun tipo di problema.
    La vera domanda non è neanche "Dove sono i miei dati?" posta sull’editoriale di Paola Presutto nella newsletter Microsoft, alle aziende non interessa granchè dove siano i dati.
    La vera domanda è "Chi può vedere i miei dati senza il mio permesso?"
    Le risposte sono tante:
    la stessa MS e tutti i tecnici che gestiscono i dati, i sistemi automatizzati di MS e, in molti casi, anche le aziende collegate a MS.
    Sotto questo punto di vista, il servizio Cloud non solo diventa del tutto inapplicabile alle grandi aziende che non possono mettere i propri dati nelle mai di un altro (se lo fanno da sé il cloud), ma addirittura diventa inapplicabile anche alle medie imprese
    e alle imprese che abbiano comunque interessi internazionali, data l’esigenza di avere la certezza che NESSUNO possa accedere ai propri dati.
    Restano come possibili clienti quindi solo le piccole e piccolissime imprese con interessi regionali o al massimo nazionali i cui dati non possono essere di interesse di terze parti.

  4. Claudio Caprara says:

    Concordo con i colleghi che evidenziano i problemi di connettività che affliggono il nostro paese. Proprio oggi mi trovo ad affrontare una questione che riguarda 43 utenti, un traffico dati di circa 200 gb annui, di cui 60 sono file ricevuti dall’esterno
    (e qui il cloud aiuta) ma 140 sono prodotti localmente (e qui il cloud non aiuta). Una ipotesi Fibra ha prodotto un preventivo di 3000 euro mensili per 30mbit. Ma non è finita, i software in uso in parte sono COBOL utilizzabili attraverso un framework che
    espone le videate in html5, ma altre sono vb, alcune (poche) .net. Da non dimenticare l’ampio uso di periferiche locali, come stampanti, scanner, firme digitali. Giuro non ho il coraggio di proporre soluzione cloud, penso che farò rinnovare l’hw interno spostando
    all’esterno solo la posta (il che semplifica la gestione ma peggiora le performance visto che un 40% dei messaggi sono tra utenti della lan)

  5. Giovanni Fiorini says:

    Trovo valido l’articolo le cui fondamenta avevo già maturato con altri miei colleghi IT tutti consulenti. Il problema della linea e relativo, io lavoro in cloud da 5 anni per i servizi che do’ all’esterno e in private cloud per i nostri dati strategici
    e ove serva potenza di calcolo.
    Il problema che vedo per le aziende è la sicurezza della proprietà intellettuale del dato core aziendale, siano elenchi clienti, siano know how dell’azienda. Al di la’ delle garanzie scritte, nessuno garantisce contro l’accesso illecito da parte dei gestori
    del cloud o eventuale personale interno disonesto… questo credo non si potrà risvere mai, purtroppo.

  6. Marco Ventura says:

    In linea di principio sono d’accordo con l’articolo, ho sempre pensato che il business si evolve e le figure professionali dovrebbero evolversi insieme al business. Detto questo però ci sono alcuni punti (ma solo alcuni perchè mi sono venuti "al volo"
    ma spendendo più tempo ce ne saranno sicuramente molte di più) che avrei riportato di seguito ma sono vincolato a 3072 caratteri…

    1. Chi dirige un azienda (non parlo della società di 3 persone), sia che offrono servizi IT o meno, spesso è un cialtrone con agganci, non ha la forma mentis per gestire e motivare persone, non c’è assolutamente metodo meritocratico e non c’è la consapevolezza
    di che persone gestisci.

    2. Allineare la propria professionalità a standard più elevati ha un costo, le aziende non sono disposte a sostenere questi costi nel 950/1000 casi. Non mi pare che Microsoft regali corsi o libri. E per dirla tutta molto spesso le soluzioni non sono fatte per
    far lavorare meglio gli utenti o l’IT, ma per fare, ovviamente, business.

    3. Nelle aziende non IT è scontato che le cose funzionino se pagano qualcuno per farle funzionare. Ci sono categorie professionali come: Medici, notai, avvocati e tanto altro, che non concepiscono neanche il fatto che un servizio non funzioni, perchè l’informatica
    è semplice/perfetta, o almeno deve esserlo.

    4. Le categorie citate al punto 3 hanno studiato e pertanto loro debbono guadagnare e la tua professionalità non conta nulla, se la buona parte delle rogne viene gestita fuori vuol dire che tu IT non fai nulla (o comunque molto meno), pertanto perchè pagarti?
    Devi costare meno.

    Non sarà certo il cloud il problema (anche se legalmente parlando andrebbero viste tutta una serie di questioni visto che noi siamo in italia), il problema sta da tutt’altra parte! Questo per dire che comprendo chi ha la "paura" che il suo "posto" venga messo
    a repentaglio dalla scelta del cloud.
    Allo stesso tempo però consiglio di lottare e cercare di aumentare il proprio know how nel limite del possibile.

  7. Marco Ventura says:

    Certamente c’è da considerare che la linea di connessione aziendale per arrivare al cloud deve essere ottima e possibilmente ridondata. concordo con coloro che hanno dei dubbi su questo argomento.

  8. Guido Temporin says:

    Condivido in toto articolo e considerazioni.
    Un paio di precisazioni.
    La prima relativa alla riservatezza del dato. Per averne la certezza dovremmo blindare tutto nella propria LAN e la vedo dura. Mi riferisco ai molti servizi online di cui quasi tutti gli utenti fanno uso, anche nel caso di server exchange in LAN…
    La seconda è relativa alla connettività. Vi invito a vedere questa banale analisi sulla disponibilità della fibra di Fastweb nella provincia di Padova
    https://twitter.com/SoluzioniGIS/status/639810632297107456
    È evidente che siamo ancora molto ma molto indietro.

  9. Enrico Maniciati says:

    Buongiorno
    sono tecnico da quando c’erano gli 8086
    una volta Google non c’era , non c’erano gli evangelizzatori , manco questa informatizzazione …

    dal 1980 ad oggi cosa ho visto ?

    il 99% di cose che se ne potevano fare anche a meno e forse l’1% di quello utile.

    ricordo le scelte ad es. di tecnologie che poi si sono rilevate a dir poco imbarazzanti

    se poi ci mettiamo che ad es. con un tom tom nel 90 si poteva andare in giro lo stesso bastava avere batteria e una manciata di satelliti …e rapportato ad oggi con le mappe moderne e i dispositivi moderni , che se ti manca connessione con le mappe fai fatica
    pure ad andare al bagno…

    quello che voglio dire è che in pratica si va avanti con l’evoluzione però escono nuove problematiche che sempre più spesso vengono sottovalutate e poi nel tempo si vedono i risultati.

    purtroppo dal 95 in poi ho visto sempre di più che le "multinazionali" sparavano fuori prodotti per il business più che per la conoscenza delle persone o per formare realmente persone competenti.

    se poi poniamo pure il fatto che oggi la maggior parte dei tecnici se li metti davanti ad un problema senza aver la possibilità di andare su Google fa fatica a capire e a risolvere problemi…

    in pratica ho visto una passione che è l’informatica diventare sempre di più spazzatura dove per lo più i prodotti "scadenti" ma ben commercializzati la fanno da padrona e che per lo più per il 99% non sono poi manco utili e necessari.

    per avere un beneficio di "comodità" o di "soluzione" nell’affrontare anche la politica dei costi alla fine se no li spendi da una parte li spenderai dall’altra . anche perché per mantenere sempre di più i livelli di connettività necessari per aver un beneficio
    in termini di performance si sarà sempre di più costretti ad investire in connettività, cosa che da molto tempo non si fa manco più in italia.

    Saluti a tutti
    e buon cloud

  10. ggAdm500 says:

    Facciamo un esempio reale:

    – sede aziendale con circa 100 PC gestita da due server, uno principale e l’altro di failover partizionati un più macchine virtuali (hyper-v) che distribuiscono i servizi di:
    — firewall,
    — antivirus
    — file server (2 TB dati)
    — domain controller, DNS, DHCP, ecc
    —-mailserver 500 utenti (MDaemon)
    — gestionali amministrativi
    — CRM
    — System Center
    — server terminal per l’accesso ai gestionali
    — altre VM di servizio (es monitoraggio della rete, ecc)
    – connessione in fibra (10MB)

    Potrei spostare facilmente alcuni servizi sul cloud migrando semplicemente le relative VM su cloud ed utilizzando un qualche tipo di VPN per collegarle con la mia rete interna ma avrei solo un aumento dei costi in quanto:
    – i server e l’infrastruttura di rete li devo tenere (o in qualche pianeta della galassia esiste uno scenario serverless per reti di questa dimensione?)
    – la connettività la devo tenere e plausibilmente potenziare e/o rendere ridondante
    – le VM ed i relativi servizi li devo amministrare e manutenere indipendentemente da dove si trovano

    A questo si aggiunge che la garanzia dell’accesso ai dati, mentre prima dipendeva esclusivamente da me, dopo dipenderebbe anche da altri due soggetti esterni: internet provider e cloud provider.
    In altre parole in caso di disservizi io come sysadmin mantengo la responsabilità ma non il controllo completo della catena.

  11. Enrico Maniciati says:

    e già ggAdm500 … proprio così …

    alle volte è assurdo ma è così .. spesso è proprio l’emozione della novità che invece dovrebbe fare riflettere

    sul reale beneficio .

    dipende sempre dall’ottica di quanti e quali servizi vuoi demandare.

    che per lo più alla fine come dicevo sopra … dritto o rovescio alla fine ne puoi "soffrire" su punti critici

    di intra o extra comunicazione ..
    in pratica potrebbero anche aggiungersi problemi..

    il cloud potrebbe anche essere affidabile e sicuro .. (ma neanche poi tanto) dato che se per accedere ai servizi un comune mortale responsabile IT lo può fare e quindi per la stessa logica anche un amico del responsabile IT d’accordo con il respondabile IT
    o con un sottoposto può avere le stesse informazioni.

    solo che prima ad es. potevi farlo localmente ora invece dato che devi dare l’accesso e la sicurezza magari al’linfrastruttura anche ai responsabioli IT all’esterno della tua azienda , e sempre con utilizzo magari di vpn in quel modo … e poi c’è sempre il
    detto come in un proverbio triestino

    passada la festa gabato lo santo, prov. avuta la grazia gabbato lu santo, — fatta la festa non vi è chi spazzi la sala;

    e quindi è possibile magari lasciare tracce dell’accesso o di informazioni in posti dove poi potrebbero dimenticarsi di pulire tutto quello utilizzato per accedere.

    spesso molti samvano password o altri accessi in portatili o ad es .tablet , addrittura smartphone utilizzati per accedere a sistemi di gestione / controllo.

    🙂

  12. Daniele Rovetto says:

    100% d’accordo con quanto scritto da Marco Ventura.

  13. Riccardo says:

    Se pensiamo all’Italia, noto molta più verità nei commenti che nell’articolo 🙂

  14. menciM says:

    Capisco le motivazioni addotte da Deriu, ma alla luce del contesto in cui opero, non trovo l’applicazione reale e realistica di neanche una di esse. Mi identifico con ffacilità, invece, nelle obiezioni. Rispetto al parco servizi offerto dal mio datacenter
    per PMI di servizi pubblici, posso trasferire in outsourcer si e no 1/3 del totale di questi… Quindi, detto prosaicamente, lascerei a Azure il prosciutto, e a me resterebbe l’osso… La connettività disponibile è tragicomica in quantità, qualità e costi…
    I processi amministrativi e documentali ne sarebbero devastati (per tacere dello stress degli ‘utonti’)… Infine, posto che non vi siano problematiche di localizzazione dei dati (e sappiamo, in tutta onestà, che così non è…), non c’è una sola garanzia ragionevole
    di privacy, copia o backup che resti di mia esclusiva proprietà… Io non pongo limiti al potenziale evoluzionistico dell’IT, ma oggi come oggi il cloud va bene per grandi (davvero grandi) realtà, piccolissime realtà, professionisti poco avveduti (o mal consigliati),
    privati cittadini. Tutte realtà che hanno problematiche, o risolte in forza della dimensione, o risibili per la ridotta dimensione di queste… Per quanto riguarda la mia esperienza, sicuramente e senza alcuna forma di dubbio, il cloud è da escludere per qualsiasi
    PA che non cerchi problemi normativo-gestionali od extracosti ingestibili. … Ma su tutto, in via primaria e imprescindibilmente, servono connetività, connettività ed ancora, connetività. imho.

  15. Marcello Laforgia says:

    Il vero problema del cloud in italia è la NORMATIVA SULLA PRIVACY, per la quale, se non si è sufficientemente addentro ed accorti, è molto facile incorrere in trattamenti illegittimi e nelle relative conseguenze civili oltreché penali.
    Si pensi ad esempio che, nel caso di servizi Saas venduti a clienti, allestiti da un’azienda utilizzando un cloud provider terzo, quest’ultimo si configura come subfornitore determinando di fatto l’illeicità del trattamento (in quanto la normativa non prefigura
    il ruolo di subfornitore!!). I problemi di diffusione del Cloud sono altri e ben più importanti di quelli legati all’evoluzione delle figure professionali…

  16. Davide La Mantia says:

    Mi permetto di ribadire che il problema maggiore riguarda la sicurezza dei dati e la privacy. Il problema delle connessioni, seppure in alcune aree possa rappresentare spesso un problema, non è un aspetto generalizzato.
    Pensare di spostare su cloud una azienda da media in su è un’idea surreale. L’unico vantaggio lo può avere una piccola o una piccolissima impresa.

  17. Enrico Maniciati says:

    Manco le piccole e piccolissime imprese pensano se non per un risparmio economico. ma poi vedono che per renderlo affidabile e non trovarsi a piedi devono investire su connettività ridondate e quindi il gioco non vale la candela. anche perché in ogni caso
    devono per forza avere un responsabile it comunque per gestirgli i server e la sicurezza come anche l’integrita dei dati .. per non parlare dei backup e della sicurezza riguardo ai backup.

  18. Gabriele del Giovine says:

    Tutti vi focalizzate sulle linee dati. E tutti sbagliate. Il problema non è li. Uno dei problemi è che il Cloud è un servizio che richiede una solidità finanziaria enorme sia da parte del Cliente che da parte del Fornitore. Ho visto casi di servizi bloccati per errori di fatturazione da parte del fornitore che questo rifiutava di riconoscere come tali e che il cliente giustamente si rifiutava di pagare per intero. Altro problema, e questo da il senso della cosa, è che nessuno, sino ad oggi ha prodotto dei SERI e VERIFICABILI casi d'uso che tengano conto dell'aspetto economico reali, che non delle scemenze da presentazione Power Point, ovvero che evidenzino reali vantaggi economici per configurazioni che non siano da piccola azienda / studio professionale. E dimenticate anche che le tecnologie per realizzare cloud privati sono affidabili e più economiche di quanto vogliono farvi credere.

  19. Ciao a tutti, i commenti sono numerosi e non posso rispondere a tutti nello specifico. Ma i vostri commenti mi hanno suggerito un evento completamente dedicato alla Sicurezza nel Cloud. Vi invito quindi a partecipare a "Tutte le facce del cloud: dai tecnicismi
    alla privacy & compliance" il 14 Dicembre. Questo il link di iscrizione:
    http://aka.ms/seccompl.
    A presto!

  20. Mosina says:

    Very good.

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