Privacy is not dead. Le scuse di Google Buzz e le giustificazioni di Facebook


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Il tema Privacy non è mai stato così caldo come in questo periodo. Stiamo assistendo ad una serie di importanti dietro-front sul fronte di contestate impostazioni per la gestione della privacy degli utenti da parte di importanti player tecnologici.

Prima Google Buzz:

The Onion: Google Responds To Privacy Concerns With Unsettlingly Specific Apology

Le perplessità non sono poi così infondate se sono in grado di produrre problemi come questo:

Google Buzz Privacy Flaw Snags Another Victim: White House Deputy CTO Andrew McLaughlin

A quanto pare sembra che proprio l’altro ieri Google abbia segnalato una modifica nell’approccio: sarà quella ottimale?

Poi è stata la volta di Facebook: a marzo ha segnalato una modifica nella sua Privacy policy che renderebbe possibile la condivisione automatica delle vostre informazioni con una serie di siti web pre-approvati.

Nonostante in questi giorni Facebook abbia tentato di giustificare il suo approccio, emerge che gli utenti non siano d’accordo:

Cluley’s Blog: 95% don’t support Facebook privacy changes, poll reveals

Vi segnalo il contributo alla discussione da parte di Omar Shahine, Lead Program Manager del Windows Live Social Networking team:

Microsoft Privacy and Safety Blog: Privacy is Not Dead 

Voi cosa ne pensate? Vi sentite tutelati da questo approccio che tiene in considerazione il parere degli utenti solo dopo che si lamentano e non prima?

Feliciano

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Comments (1)

  1. Patrickweb says:

    Non credo nella buona fede di Facebook… e se vogliamo neanche in quella di Buzz…

    Dico che se si vuole mettere al primo posto la propria privacy, da Facebook in primis e poi anche da Buzz, bisogna stare alla larga!

    In ogni caso "il mondo" è lì, e difficilmente se ne può fare a meno. Dovrebbero esserci delle ditte specializzate che studiano i vari social network per vedere se effettivamente stanno facendo qualcosa di scorretto per tentare di sottrarre info personali agli utenti, difficilmente un utente medio se ne renderebbe conto.